Archive·Ulisse!
The Archive · Odissea, Libro I, 1822 Ulisse! cover art

Musa, quell’uom di moltiforme ingegno, dimmi.

Omero, trad. Ippolito Pindemonte, 1822  ·  adattato da Sons of Troy

Field Report

Fascicolo diverso dagli altri di questo archivio: non una lirica, ma diciotto secoli di epica passati attraverso un solo traduttore. Ippolito Pindemonte pubblicò la sua versione dell'Odissea nel 1822, dopo anni di lavoro; secondo la critica, la sua non è una trasposizione letterale ma una riscrittura quasi autonoma, fedele allo spirito più che alla lettera del greco.

Di seguito: il testo del Libro I così come lo lasciò Pindemonte, il testo cantato come esiste oggi su nastro, e le nostre note su un adattamento che riordina persino l'ordine in cui Omero fa parlare le cose.

The Source

Il proemio Musa, quell’uom di moltiforme ingegno
Dimmi, che molto errò, poich’ebbe a terra
Gittate d’Iliòn le sacre torri;
Che città vide molte, e delle genti
L’indol conobbe; che sovr’esso il mare
Molti dentro del cor sofferse affanni,
Mentre a guardar la cara vita intende,
E i suoi compagni a ricondur: ma indarno
Ricondur desiava i suoi compagni,
Che delle colpe lor tutti periro.
Stolti! che osaro violare i sacri
Al Sole Iperion candidi buoi
Con empio dente, ed irritaro il Nume,
Che del ritorno il dì lor non addusse.
Deh parte almen di sì ammirande cose
Narra anco a noi, di Giove figlia, e Diva.

Subito dopo, nello stesso libro Già tutti i Greci, che la nera Parca
Rapiti non avea, ne’ loro alberghi
Fuor dell’arme sedeano, e fuor dell’onde.
Sol dal suo regno e dalla casta donna
Rimanea lungi Ulisse: il ritenea
Nel cavo sen di solitarie grotte
La bella venerabile Calipso,
Che unirsi a lui di maritali nodi
Bramava pur, Ninfa quantunque, e Diva.
E poichè giunse al fin, volvendo gli anni,
La destinata dagli Dei stagione
Del suo ritorno in Itaca, novelle
Tra i fidi amici ancor pene durava.
Tutti pietà ne risentian gli Eterni,
Salvo Nettuno, in cui l’antico sdegno
Prima non si stancò, che alla sua terra
Venuto fosse il pellegrino illustre.

Omero · traduzione di Ippolito Pindemonte, Odissea, 1822, Libro I · pubblico dominio

The Resurrection

Intro Già tutti i Greci, che la nera Parca
Rapiti non avea, ne’ loro alberghi
Fuor dell’arme sedeano, e fuor dell’onde.

Verse 1 Sol dal suo regno e dalla casta donna
Rimanea lungi Ulisse: il ritenea
La bella venerabile Calipso, (Quantunque Diva!)

Chorus Musa, quell’uom di moltiforme ingegno
Dimmi, che molto errò, poich’ebbe a terra
Gittate d’Iliòn le sacre torri; (Ulisse!)

Post-chorus Che città vide molte, e delle genti
L’indol conobbe; che sovr’esso il mare
Molti dentro del còr sofferse affanni,

Verse 1 Mentre a guardar la cara vita intende,
E i suoi compagni a ricondur: ma indarno
Ricondur desiava i suoi compagni, (tutti periro!)

Chorus Musa, quell’uom di moltiforme ingegno
Dimmi, che molto errò, poich’ebbe a terra
Gittate d’Iliòn le sacre torri; (Ulisse!)

Post-chorus Che città vide molte, e delle genti
L’indol conobbe; che sovr’esso il mare
Molti dentro del còr sofferse affanni,

Bridge E poichè giunse al fin, volvendo gli anni,
La destinata dagli Dei stagione
Del suo ritorno in Itaca,
Tutti pietà ne risentian gli Eterni, (Salvo Nettuno!)

Chorus Musa, quell’uom di moltiforme ingegno
Dimmi, che molto errò, poich’ebbe a terra
Gittate d’Iliòn le sacre torri; (Ulisse!)

Post-chorus Che città vide molte, e delle genti
L’indol conobbe; che sovr’esso il mare
Molti dentro del còr sofferse affanni,

Outro Deh, pàrte almen di sì ammirande cose!
Narra anco a noi, di Giove figlia, e Diva.

Sons of Troy · adattato da Pindemonte, sopra

Notes from the Archivists

Omero apre l’Odissea con un’invocazione alla Musa — sedici versi che chiedono di raccontare la storia, senza ancora raccontarla — e solo dopo, dal verso diciassette, comincia la narrazione vera e propria: tutti i Greci sono tornati a casa, tranne uno, trattenuto da Calipso in un’isola remota. Il nome “Ulisse” non compare mai nel proemio stesso: arriva solo quando la storia inizia davvero, al verso 21.

La canzone inverte quest’ordine. Apre non con l’invocazione ma con la situazione — i Greci tornati, Ulisse trattenuto da Calipso — e solo dopo fa arrivare il proemio, promosso a ritornello. Il risultato è che quando la Musa chiede “quell’uom di moltiforme ingegno, dimmi”, l’ascoltatore ha già la risposta: “Ulisse!”, gridato come ad-lib subito dopo la domanda della Musa. Omero fa aspettare il nome. La canzone lo regala prima, poi fa ripetere la domanda come se non lo sapesse ancora — un ritornello che interroga qualcosa che il pubblico ha già imparato a rispondere in coro.

Il verso 22 di Pindemonte — “Nel cavo sen di solitarie grotte”, la descrizione della grotta di Calipso — sparisce dal testo cantato, che salta dritto a “la bella venerabile Calipso” seguito da un ad-lib, “(Quantunque Diva!)”, preso in prestito da un verso diverso, più avanti nello stesso libro (“Ninfa quantunque, e Diva”, v. 25). Il dettaglio scenico cade; l’epiteto resta, spostato in avanti di qualche verso pur di chiudere la frase in fretta.

L’outro riporta per intero l’ultimo distico del proemio — la richiesta diretta alla Musa, “narra anco a noi” — lasciato fuori dal ritornello e conservato per la chiusura, esattamente come altri fascicoli di questo archivio riservano l’ultima riga della fonte per l’ultima riga della canzone. La preghiera arriva per ultima qui come arriva per ultima nel testo di Pindemonte: la differenza è tutto quello che la canzone ha scelto di far succedere prima.

Listen to the restoration

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